Stress lavoro correlato e burnout

Lo stress lavoro-correlato è una condizione di stress che nasce quando le richieste del lavoro superano le capacità o le risorse del lavoratore per gestirle.

I fattori di rischio psicosociale maggiormente citati dalle numerose ricerche che sono state effettuate negli ultimi anni sono:

  • ritmi di lavoro serrati,
  • troppe sollecitazioni,
  • scadenze difficili da rispettare,
  • mancanza di comunicazione e di informazione,
  • disorganizzazione,
  • confusione di ruoli e di responsabilità,
  • mancanza di autonomia nello svolgimento delle attività,
  • mancato riconoscimento per il lavoro svolto,
  • mancanza di strumenti/risorse per svolgere le mansioni,
  • conflitto di valori.

Queste caratteristiche disfunzionali possono far emergere nel soggetto una serie di sintomi  psicologici, fisici e comportamentali.

Psicologici

  • Ansia e irritabilità
  • calo della motivazione
  • difficoltà di concentrazione
  • depressione
  • nervosismo
  • irritabilità

Fisici

  • Mal di testa
  • disturbi del sonno
  • tensione muscolare
  • stanchezza cronica
  • disturbi gastrici

Comportamentali

  • Assenteismo
  • calo della produttività
  • isolamento dai colleghi
  • abuso di farmaci
  • uso di sostanze stupefacenti

Burnout

Lo stress lavoro-correlato è la condizione iniziale; se diventa cronico e non viene gestito adeguatamente può evolvere in burnout, una sindrome più grave caratterizzata da esaurimento emotivo, distacco dal lavoro e perdita di efficacia professionale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità concettualizza il burnout come una sindrome derivante da stress lavorativo cronico non gestito.

Il modello delle 6 aree di squilibrio della Maslach aiuta a capire perché il burnout si manifesta, in quali dimensioni il lavoro non soddisfa i bisogni del lavoratore e dove intervenire clinicamente o organizzativamente.

Le sei aree di squilibrio secondo la Maslach.

1. Carico di lavoro

Squilibrio: le richieste lavorative superano le capacità fisiche, emotive o cognitive del lavoratore.

  • Esempi: straordinari continui, scadenze impossibili, compiti troppo complessi.
  • Conseguenza: esaurimento emotivo.

2. Controllo

Squilibrio: poca autonomia o influenza sulle decisioni che riguardano il proprio lavoro.

  • Esempi: impossibilità di organizzare i propri tempi o modalità operative.
  • Conseguenza: frustrazione, ridotta motivazione.

3. Ricompensa 

Squilibrio: insufficiente riconoscimento economico, sociale o professionale.

  • Esempi: mancanza di feedback positivo, stipendi bassi, scarso riconoscimento del ruolo.
  • Conseguenza: cinismo, demotivazione.

4. Comunità

Squilibrio: relazioni negative con colleghi o supervisori, clima organizzativo conflittuale.

  • Esempi: bullismo, isolamento, mancanza di supporto.
  • Conseguenza: stress relazionale, sensazione di solitudine.

5. Equità 

Squilibrio: percezione di ingiustizia nel trattamento, nelle promozioni o nelle decisioni organizzative.

  • Esempi: favoritismi, discriminazioni, regole non trasparenti.
  • Conseguenza: frustrazione, rabbia, distacco dal lavoro.

6. Valori

Squilibrio: conflitto tra i propri valori personali e quelli percepiti nell’organizzazione.

  • Esempi: dover seguire procedure che si ritengono eticamente sbagliate, mancanza di senso nel lavoro.
  • Conseguenza: perdita di significato, cinismo, ridotta realizzazione personale.

Il burnout è caratterizzato da tre dimensioni principali sempre secondo la Maslach:

Esaurimento emotivo

  • sensazione di essere svuotati
  • fatica psicologica intensa
  • difficoltà a recuperare energie

Depersonalizzazione o cinismo

  • distacco dal lavoro
  • atteggiamento negativo verso colleghi o utenti
  • perdita di empatia

Ridotta realizzazione professionale

  • percezione di inefficacia
  • calo dell’autostima professionale
  • sensazione di non essere più competenti.

Psicoterapia
Un percorso psicoterapeutico può essere d’aiuto in caso di stress lavoro correlato o burnout.

L’intervento procede per fasi che possono essere svolte anche in contemporanea..

Una prima fase è orientata a ridurre l’attivazione psicofisiologica e l’esaurimento.

  • tecniche di gestione dello stress
  • psicoeducazione sul burnout
  • regolazione del sonno e dei ritmi di recupero
  • tecniche di rilassamento o pratiche di Mindfulness.

La fase successiva consiste nella valutazione approfondita della situazione.

  • comprendere la storia lavorativa e personale
  • identificare i fattori di stress
  • valutare i sintomi (esaurimento, cinismo, inefficacia)
  • distinguere il burnout da altri disturbi psicologici (depressione, ansia generalizzata).

Si lavora poi sui meccanismi psicologici soggettivi che mantengono il burnout.

  • perfezionismo
  • iper-responsabilità
  • difficoltà nel porre limiti
  • pensieri di inefficacia o fallimento.

Si sposta quindi il focus sul rapporto tra identità personale e lavoro.

  • valori personali e professionali
  • significato attribuito al lavoro
  • equilibrio vita-lavoro
  • ridefinizione dei confini professionali.

Nella fase conclusiva si lavora sulla prevenzione delle ricadute e si consolidano le competenze acquisite.

  • riconoscere precocemente i segnali di stress
  • mantenere strategie di autoregolazione
  • costruire routine di recupero psicologico
  • sviluppare maggiore consapevolezza dei propri limiti.

Il passaggio dallo stress lavoro-correlato al burnout è generalmente un processo graduale, che si sviluppa quando lo stress legato al lavoro diventa cronico e non gestito.

Il burnout è il risultato di una combinazione di fattori esterni e interni, mediata dalla percezione soggettiva.

Alcuni tratti di personalità influenzano quanto stress una persona percepisce e come reagisce:

Perfezionismo: chi tende a voler controllare tutto o a cercare risultati perfetti può sentirsi facilmente sopraffatto dai carichi di lavoro.
Tipo A: persone competitive, impazienti, sempre sotto pressione, sono più vulnerabili allo stress cronico.
Autocritica e bassa autostima: aumentano la percezione di inefficacia e facilitano lo sviluppo di burnout.

Mentre il burnout è comunemente associato al contesto lavorativo, va nominata la sua presenza anche tra gli studenti, in questo caso si presenta con scarso rendimento, diminuzione della motivazione e incremento dell’abbandono scolastico.

Dr Marina Ugolini