Spontaneità è esprimere liberamente i propri pensieri, emozioni, bisogni, desideri, ma alcune persone vivono in una gabbia che impedisce loro di manifestare all’esterno ciò che sono veramente.
Chi cresce in un ambiente giudicante e invalidante o trascurante impara a nascondersi e a perdere il contatto con se stesso e il proprio mondo interno.
Ogni essere umano si preoccupa del giudizio dell’altro perché siamo esseri sociali e l’appartenenza al gruppo è stata evolutivamente fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo, ma in alcuni casi questo timore è così intenso e non accessibile alla coscienza da giungere a bloccare la libera espressione della persona che si trasforma in un camaleonte imitando l’altro pur di trovare un modo per stare nel mondo.
L’imitazione fa parte del processo di crescita ma viene progressivamente abbandonata e sostituita da una modalità unica e originale di stare al mondo, può occasionalmente riattivarsi in fasi di apprendimento o cambiamento per adattarsi a nuovi ambienti, in questi casi è però ben integrata con la personalità del soggetto e non ostacola la sua libera espressione.
Essere camaleontici spesso genera una sofferenza invisibile e intensa fatta di parole non dette, di emozioni e bisogni non condivisi che confinano la persona in una infinita solitudine e inautenticità. Spesso questa modalità di stare nel mondo rende ogni traguardo insufficiente a colmare il senso di vuoto che invade il soggetto, perché le mete non gli appartengono, non corrispondono ai suoi veri desideri ma a un’immagine socialmente validata o a un’identità in prestito.
Non è mancanza di coraggio, è la storia di chi non ha mai incontrato uno sguardo validante, di chi ha incontrato giudizi severi, di chi non si è sentito veramente amato per quello che era, di chi non ha vissuto la validazione dei propri bisogni e del proprio mondo emotivo.
E’ probabile che le persone che hanno vissuto queste esperienze nell’infanzia tendano a spostare la loro attenzione all’estremo, al possibile giudizio dell’altro, ai minimi segnali di disapprovazione, si stratta spesso di soggetti molto sensibili ed empatici, pronti nel cogliere il minimo cambiamento di umore nell’altro e allo stesso tempo stranieri a se stessi. Ogni loro azione e pensiero sono inconsapevolmente volti a ricercare il riconoscimento dell’altro, la sua approvazione a scapito di valori, desideri e bisogni personali.
La consapevolezza di questa condizione non sembra presente, chi è camaleontico è fondamentalmente adattato, può credere di saper stare in relazione, e l’imitazione dell’altro è automatica e sintonica, non si tratta di timidezza ma di costante modellamento di sé sull’altro.
Mancando la consapevolezza dell’origine del proprio disagio spesso queste persone si rivolgono a un terapeuta per motivi diversi.
Le capacità di riconoscere e nominare i propri stati interni sono spesso scarse, talvolta manca in modo evidente la capacità di sentire emozioni e bisogni perché non c’è l’attitudine a portarvi attenzione che è totalmente rivolta all’altro.
Il percorso da intraprendere potrebbe essere quello di diventare consapevoli dell’automatismo dell’imitazione, quindi riapprendere a dirigere parte dell’attenzione verso i propri stati interni prendendo contatto con emozioni, bisogni e spinte ad agire, successivamente si tratterebbe di sperimentarsi in una relazione con l’altro guidata dal proprio sentire e pensare.
Il tentativo di esporsi con le proprie autentiche caratteristiche potrebbe far insorgere ansia e una più consapevole paura del giudizio da monitorare e lentamente superare nel corso della terapia. E’ un lento processo di ricostruzione ed emersione a livello di coscienza di un’identità mai veramente espressa e messa in gioco.
Dr Marina Ugolini

