
Il nostro è il tempo della prestazione, della competizione permanente, dei vincitori e dei vinti, contesto in cui fatichiamo a fermarci e sentire quello che proviamo. In questo tempo di autoaffermazione il soggetto non può sbagliare e fallire deve soltanto eccellere. Ma la crisi, l’errore, l’inciampo sono importanti indicatori che ci consentono di capire se la strada intrapresa è veramente la nostra, se il nostro modo di percorrerla è autentico.
In questo tempo il costrutto di perfezionismo è centrale e ci consente di scavare nel perimetro dei nostri scopi, di svelare delle verità sull’autenticità del percorso intrapreso.
Il perfezionismo può essere connesso a un ideale dell’io modellato su aspettative irrealistiche e irraggiungibili o a vuoto identitario con presa in prestito di modelli esterni privi di sfumature e fragilità.
Il perfezionismo è una caratteristica soggettiva fatta di pensieri, comportamenti ed emozioni, è un costrutto multidimensionale composto da diversi fattori.
- Standard personali elevati utilizzati per definire il proprio valore
- Pensiero dicotomico (successo pieno o totale fallimento)
- Doverizzazioni che stabiliscono quali comportamenti devono essere attuati indipendentemente dallo stato emotivo
- Punizione in caso di fallimento
- Elevata critica rispetto alla propria performance
- Attenzione selettiva al fallimento con tendenza a sottovalutare successi parziali
- Eccessiva preoccupazione di sbagliare
- Tentativo di prevenire l’incertezza
- Esagerato senso di colpa e/o vergogna di fronte a un insuccesso
- Tendenza a credere che gli altri significativi abbiano aspettative elevate
Il perfezionismo è stato descritto da diversi autori come un fenomeno che si manifesta con due modalità: adattiva e disadattiva.
Il perfezionismo adattivo contribuirebbe al raggiungimento dei propri scopi nella realizzazione personale e professionale. Questo tipo di perfezionismo sarebbe caratterizzato da alti standard personali autodeterminati e poco dipendenti da modelli esterni, da buona capacità di organizzazione, impegno costante nel raggiungere gli obiettivi personali e una certa flessibilità nel valutare gli insuccessi e ridefinire gli obiettivi con capacità di apprendere dagli errori. Gli effetti positivi del perfezionismo adattivo consistono in una costante spinta a migliorare personalmente e professionalmente, consentono attenzione ai dettagli, determinazione e resilienza.
Il perfezionismo disadattivo sarebbe caratterizzato da standard eccessivamente elevati, e sembra essere correlato a colpa, procrastinazione, vergogna, scarsa autostima e può in certi casi determinare psicopatologie come Depressione, Alcolismo, Disturbi di Personalità, Anoressia, Ansia, Burnout. I modelli di riferimento nel caso di perfezionismo disadattivo sarebbero esterni, socialmente desiderabili e non frutto di un autentico percorso di individuazione e definizione degli scopi personali. Questi soggetti hanno la sensazione di non fare mai abbastanza, provano ansia e paura e sono particolarmente sensibili al giudizio dell’altro, la necessità di autocontrollo li spinge a trascurare attività piacevoli, le emozioni sono silenziate. Questi soggetti presentano una autostima precaria in cui il mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti porta ad autocritica e autosvalutazione, contribuendo a costruire uno schema negativo di autovalutazione. Possono comparire comportamenti di procrastinazione, interruzione o evitamento completo di una situazione per evitare l’insuccesso o burnout con ansia e stress cronico. Il perfezionista tende ad avere aspettative elevate anche nei confronti dell’altro rendendo talvolta difficili le relazioni interpersonali.
Molti perfezionisti credono che il loro valore dipenda esclusivamente dalle prestazioni negli ambiti che hanno identificato come importanti, dal successo nelle performance e tendono a vedere le situazioni in modo estremo: o eccellenza totale o fallimento assoluto senza la capacità di vedere le sfumature intermedie, sono molto autocritici e non hanno la capacità di essere gentili e compassionevoli verso se stessi, ricercano l’approvazione dell’altro più che cercare di migliorare.
Tipico schema perfezionista
Questo schema riflette un attivazione disfunzionale del sistema competitivo in cui il valore personale è strettamente legato alla performance e al raggiungimento di standard estremamente elevati. La persona tende a confrontarsi costantemente con gli altri e a misurarsi secondo criteri interni di eccellenza.
Il focus non è solo vincere, ma non essere mai inferiore. Gli insuccessi, anche minimi, vengono vissuti come prove di inadeguatezza. La persona è spesso altamente critica verso sé stessa e verso gli altri, percependo il mondo come una gara continua in cui l’errore non è tollerato.
Spesso la storia evolutiva include figure familiari esigenti, punizioni o svalutazioni in caso di errore, o elogi condizionati al successo. Questo schema può svilupparsi anche in contesti scolastici o sportivi altamente competitivi.
Emozioni connesse
Le emozioni predominanti sono:
- Ansia legata al rischio di fallimento
- Vergogna per non essere all’altezza
- Rabbia verso sé stessi e talvolta verso gli altri
- Frustrazione per gli standard difficilmente raggiungibili
- Insoddisfazione cronica anche in presenza di successi
- Paura costante del giudizio
L’ansia da prestazione è centrale: ogni compito o confronto diventa fonte di tensione.
Immagine di sé
L’immagine di sé è spesso duale:
- “Se non eccello, non valgo nulla”
- “Devo dimostrare continuamente il mio valore”
Il Sé percepito è molto esigente, critico e insoddisfatto.
Il Sé ideale è perfetto, competitivo, rispettato e ammirato.
Credenze disfunzionali
- Se non riesco a essere tra i migliori, mi sento inadeguato.
- Sento che devo dimostrare continuamente il mio valore.
- Se non eccello, mi sento un fallimento.
- Ho bisogno di vincere per sentirmi sicuro.
- Mi capita di lavorare troppo per non essere superato.
- Se non sono il migliore, penso di non valere abbastanza.
- Mi giudico duramente se non raggiungo risultati eccellenti.
- Vivo i confronti come prove del mio valore personale.
- Ho standard molto elevati rispetto agli altri.
- Mi sento sotto pressione per mantenere un certo livello.
Aspettative verso gli altri
Le aspettative implicite includono:
- Gli altri devono essere competenti ma mai migliori di me
- Gli errori degli altri sono inaccettabili
- Le persone devono riconoscere il mio valore
Il mondo è una competizione continua
Le relazioni sono spesso filtrate dal prisma della prestazione e della comparazione.
Stili di coping
Le strategie tipiche includono:
- Overperformance e perfezionismo
- Controllo maniacale dei dettagli
- Auto-critica intensa
- Critica verso gli altri per sentirsi superiore
- Evitare situazioni in cui il fallimento sarebbe evidente
- Pianificazione eccessiva per ridurre l’incertezza
Queste strategie servono a proteggere l’autostima fragile, ma aumentano lo stress e il rischio di burnout.
Obiettivo terapeutico
Ridurre l’ansia da prestazione e l’autocritica eccessiva, favorendo accettazione di sé.
Strategie consigliate
Identificare pensieri disfunzionali legati al “dover essere perfetto”.
Stabilire obiettivi realistici e progressivi.
Esercizi di auto-compassione e riconoscimento dei successi parziali.
Riduzione della competizione interna e confronto costante con gli altri.
Lavoro su flessibilità cognitiva e tolleranza all’errore.
Un percorso di psicoterapia, quando il perfezionismo è correlato a sentimenti sgradevoli e sofferenza, può aiutare a trasformare il perfezionismo da ostacolo a risorsa, permettendo di mantenere l’eccellenza senza sacrificare il benessere, imparando a trasformare la sconfitta in conoscenza.
Dr. Marina Ugolini

