Iperattività: agire per non sentire

In alcune fasi della vita o in specifiche circostanze capita di essere iperattivi, di agire su più fronti e talvolta di essere distraibili, incapaci di mantenere un focus stabile. Questa condizione, spesso confusa con l’efficienza o la produttività, può invece mascherare una difficoltà più profonda: l’incapacità di accogliere e mentalizzare stati emotivi disturbanti.

Quando le emozioni vissute diventano incoerenti con il nostro nucleo narrativo, il nostro modo di raccontarci chi siamo, si attivano strategie per mantenere la coerenza e il controllo. Una di queste è proprio l’agire compulsivo: un comportamento volto non tanto a risolvere una situazione, quanto a evitare un’esperienza emotiva vissuta come disorganizzante e discrepante con il senso di sè.

Quando la capacità di trasformare le emozioni grezze in pensieri pensabili integrabili nella coscienza è compromessa l’emozione non può essere simbolizzata e viene “espulsa” attraverso l’azione.

L’iperattività può essere un sintomo non solo di ansia o disorganizzazione, ma anche di una carenza nella capacità di simbolizzare l’affetto. L’agire diventa allora un “contenitore sostitutivo” – un modo concreto di espellere ciò che non può essere pensato.

In queste situazioni possiamo fermarci, non agire e riflettere, dal momento che questa tendenza ad essere iperattivi può rappresentare una modalità disfunzionale di affrontare emozioni che abbiamo difficoltà ad accogliere e mentalizzare e che cerchiamo di espellere con l’azione.

Se sentiamo l’impulso ad agire possiamo fermarci e chiederci qual è l’intento dell’azione che stiamo mettendo in atto e quali sensazioni ed emozioni stiamo rifuggendo, facilitando un processo di riflessione e simbolizzazione dell’esperienza emotiva sottostante. Chiedersi: “Cosa sto cercando di evitare con questa azione?”

L’iperattivazione sembra essere talvolta una strategia di regolazione emotiva che se messa in atto ci impedisce di entrare a contatto con contenuti emotivi espulsi attraverso l’azione, un lavoro di consapevolezza con uno psicoterapeuta può guidarci nella scoperta del senso profondo di questo impulso ad agire.

Dr Marina Ugolini

 

 

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