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Terapia di Coppia

La terapia di coppia è adatta in situazione di conflitto o di cambiamento ed è orientata ad analizzare ed esplicitare le modalità di comunicazione tra i partner attraverso un percorso che tiene conto anche della storia individuale di entrambi.

Un percorso di coppia può essere utile in caso di litigi e difficoltà relazionali, tradimenti, nascite, problemi educativi con i figli o altre situazioni che generano disagio in uno o entrambi i partner e in cui vi sia una motivazione a trovare insieme una soluzione.

“Non mi sento supportata da mio marito, è una critica continua…”

“Da quando sono nati i nostri figli non facciamo più sesso…”

“Litighiamo continuamente, non riusciamo più a parlare…”

“Mio marito mi ha tradita, non so cosa fare, può avere senso una terapia di coppia?”

“Da quando è nato nostro figlio mia moglie pensa solo a lui…”

“La mia compagna è gelosa, non sopporto più questo suo atteggiamento…”

“Non riusciamo a parlare con nostro figlio senza litigare …”

“Sento il mio compagno distante e non mi ascolta… “

La terapia di coppia è un processo intra e interpersonale che consiste nel portare alla consapevolezza cicli disfunzionali di comunicazione ed eventuale incapacità a gestire il conflitto. Possono emergere bisogni e desideri non comunicati e una gestione problematica dei confini interpersonali. La comunicazione si svolge in un ambiente validante e non giudicante che consente l’emergere di emozioni e aspettative implicite che normalmente sono agite in comportamenti che generano conflitto e incomprensioni.

Il percorso prevede incontri settimanali della durata di 80 minuti.

Incontri di valutazione iniziale: il terapeuta incontra la coppia per comprendere i problemi principali e gli obiettivi del percorso.

Creazione di uno spazio sicuro: l’obiettivo è creare un ambiente dove entrambi i partner possano esprimersi senza giudizi.

Individuazione delle dinamiche relazionali: la terapia aiuta a riconoscere schemi di comunicazione disfunzionali con l’intento di modificarli in favore di interazioni più sane.

Sviluppo di nuove competenze: si lavora su capacità come la competenza di mettersi nei panni dell’altro, l’intimità, la gestione personale e relazionale delle emozioni e la comunicazione assertiva, per rendere la relazione meno conflittuale e più soddisfacente.

In terapia, il ruolo del terapeuta è quello di facilitare la comunicazione, aiutare a gestire i conflitti in modo costruttivo e guidare la coppia nel trovare soluzioni o compromessi.
Spesso, i problemi di coppia nascono da incomprensioni o dalla mancanza di ascolto reciproco. La terapia aiuta a sviluppare competenze comunicative più efficaci. Molti conflitti hanno origine dalla difficoltà di gestire le emozioni. In terapia, i partner imparano a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni in modo costruttivo.
Spesso le coppie si rivolgono alla terapia perché sentono di essersi allontanate. Attraverso il dialogo e attività mirate, il percorso terapeutico può aiutare i partner a riscoprire il valore della loro connessione. Nei casi in cui ci sia stata una rottura di fiducia, il terapeuta può guidare la coppia verso la ricostruzione di questa base, fondamentale per una relazione sana. La terapia insegna a evitare il biasimo e il giudizio, focalizzandosi invece sulla comprensione delle proprie reazioni e di quelle del partner, e sulla responsabilità individuale in ogni situazione.

Se pensi di aver bisogno di un consulto psicologico e di iniziare una psicoterapia online, puoi fissare un appuntamento scrivendo a info@marinaugolini.it

dr Marina Ugolini

Conflitto tra genitori e figli adolescenti

c’è una meta
per il vento dell’inverno:
il rumore del mare

Ikenishi Gonsui

L’adolescenza è un periodo di trasformazione caratterizzato da numerose attivazioni emotive, cambiamenti nel corpo e nella struttura del cervello.

Conflitto sì, certo. Il conflitto con l’adolescente è un momento creativo, un‘opportunità di dare un senso alle numerose attivazioni emotive che si manifestano nell’attraversare questo periodo della vita.

Il bambino come di fronte a uno specchio si identifica completamente con i genitori, si riconosce in essi, li imita e imita il loro modo di stare nel mondo, li prende come modello del proprio poter essere, li idealizza vedendoli senza difetti e li ama in modo assoluto, in adolescenza si rompe lo specchio, e l’adolescente si trova di fronte ai genitori e li vede con i loro limiti e difetti, come esseri umani imperfetti, come siamo tutti noi.

L’adolescenza è la fase di disidentificazione e separazione dai genitori e il conflitto può e deve esserci. In adolescenza inizia il periodo dell’individuazione in cui il bambino da essere sociale diventa individuo. Un processo di individuazione che avrà come esito la costruzione di una personalità autonoma che consentirà alla persona di stare nel mondo senza soffrire troppo, se le cose vanno abbastanza bene. Perché il processo si compia il ragazzo deve attraversare un territorio mentale in cui possono esserci numerose attivazioni emotive, delusione riguardo alle figure genitoriali prima idealizzate, senso di solitudine, tristezza, paura, ansia, rabbia, senso di inadeguatezza, invidia nel confrontarsi con l’altro, gioia di esplorare, piacere per l’indipendenza acquisita.

Sempre di questo periodo è la sessualizzazione con i suoi cambiamenti nel corpo. Il piacere si differenzia dal piacersi, il corpo diventa oggetto di sguardi, c’è paura, ansia, vergogna, invidia, desiderio, gioia. Si scoprono imperfezioni e si fanno confronti, nascono le prime relazioni romantiche, il corpo quindi si mette in relazione e le emozioni sono numerose e diverse. Rabbia e tristezza per i propri limiti, gioia per i propri pregi, invidia per il confronto con altri, vergogna per parti di sé non accettate.

Poi c’è l’incontro più ravvicinato con i coetanei, le relazioni diventano centrali per il ragazzo che inizia a definirsi attraverso le sue appartenenze ai gruppi di coetanei e le norme che le attraversano. Norme che prescrivono come vestirsi, come parlare, come relazionarsi ai social e ai media, quali libri leggere, chi avere come modello di riferimento. Norme che possono essere in contrasto con quelle familiari. Il desiderio di appartenere a un gruppo e le amicizie duali sono importanti per le sue nuove identificazioni e attivano emozioni contrastanti, paura e ansia di essere esclusi o rifiutati, gioia e piacere di appartenere, discrepanze per la presenza di valori e modalità relazionali diverse da quelle trasmesse dalla famiglia, rabbia e tristezza per l’esclusione.

Queste tre aree suscitano un tumulto di emozioni che vengono vissute in modo diverso da individui diversi in funzione della storia familiare.

 

E come affronta l’adolescente questo tumulto emotivo?

L’adolescente può affrontarlo con gli strumenti che ha acquisito nel corso dello sviluppo.

Le conoscenze relazionali, cioè il modo di stare in relazione e le aspettative ad essa connesse e la modalità di stare nelle emozioni, modularle e darvi un senso vengono trasmesse inconsapevolmente da una generazione all’altra e sono conoscenze esperienziali sul come fare, proprie della memoria procedurale che nessuno di noi è in grado di esprimere pienamente a parole. Queste conoscenze non vengono trasmesse in modo consapevole attraverso la comunicazione verbale ma attraverso l’esperienza relazionale. Sono conoscenze relative al saper fare come guidare, sciare, andare in bicicletta, posso leggere un libro su come si scia ma ha ben poca utilità, per imparare devo sciare, serve l’esperienza.

La capacità o meno dell’adolescente di stare in queste molteplici attivazioni emotive, talora contrastanti, dipende dalla sua storia di sviluppo dagli strumenti che ha acquisito a partire dalla nascita nella relazione con i genitori e con altri adulti significativi. Se il ragazzo è stato esposto a una relazione in cui l’altro si sintonizzava emotivamente, aiutava a nominare le attivazioni emotive senza sostituirsi al bambino, aiutava a dare un senso a queste emozioni e le legittimava come normali attivazioni degli esseri umani, allora l’adolescente forse riuscirà a modulare le sue attivazioni emotive e darvi un senso.

 

E cosa succede di queste emozioni?

Possono disorganizzare cioè mettere la persona nella condizione di non sapere che cosa fare, fino al punto di chiudersi in camera e non voler più uscire, oppure possono scaturire in azioni e comportamenti impulsivi, come l’uso di sostanze, il sesso non protetto, l’automutilazione, i disturbi alimentari o possono essere modulate dalla riflessione in un contesto familiare con diversi gradi di conflittualità più o meno funzionale alla separazione e individuazione.

Se l’adolescente nell’infanzia ha vissuto in una famiglia con buone capacità nel gestire le emozioni allora sarà in grado di orientarsi nel tumulto delle attivazioni, altrimenti è molto probabile che metta in atto comportamenti disfunzionali in opposizione alle norme familiari e a volte sociali, fino al mancato rispetto della legge.

E i genitori?

L’attraversamento di questo periodo avviene comunque proprio grazie al conflitto interno ed esterno, nelle discussioni con i genitori, nel confronto con gli altri.

Quando le norme sociali del gruppo di appartenenza collidono con le norme familiari, per i genitori si manifesta l’opportunità di mettere in atto una modalità di comunicazione che offra all’adolescente la possibilità di riflettere su quello che fa, pensa e sente.

Un rischio è quando il genitore per evitare il conflitto cede costantemente sulle norme e non permette al figlio di separarsi, cancella i confini relazionali nel tentativo di mantenere la vicinanza e non consente al figlio di sperimentare esperienze fondamentali come la solitudine e il senso di responsabilità per le proprie scelte.

Del resto se il conflitto si limita a grida e porte sbattute, cosa che ovviamente può accadere, ma mi riferisco a situazioni in cui la comunicazione è solo in questi termini, anche qui il messaggio che passa è un messaggio vuoto di senso, che non aiuta a crescere e individuarsi ma alimenta ulteriore oppositività e tensione nella relazione familiare, in cui l’adulto pur mantenendo la sua posizione sulla norma, rischia di perdere il proprio ruolo di punto di riferimento in caso di necessità.

L’altro rischio, oltre all’annullamento dei confini e all’impulsività è quello di una comunicazione fredda del genitore che non tenga conto delle proprie attivazioni emotive, in questo senso è come se adolescente e adulto parlassero due lingue diverse in cui è difficile la reciproca comprensione.

Come aiutarli allora?

I genitori possono ascoltare, fare domande, spiegarsi, cioè esplicitare la parte emotiva che li spinge a proporre una norma e consentire al figlio di riflettere sul senso delle norme.

Possono confrontarsi mantenendo la posizione genitoriale che è quella comunque di essere un punto di riferimento preferenziale per il ragazzo con una funzione di controllo e supervisione.

C’è una frase che parla di madri ma che mi pare in questo contesto adatta a entrambi i genitori che dice: “Una brava madre non è una che non sbaglia mai, ma una che sa riparare.”

Quando può essere utile l’intervento di uno psicologo?

In alcuni casi può essere d’aiuto un percorso psicoterapeutico del genitore che consente di comprendere le esigenze di un figlio adolescente e di diventare maggiormente consapevoli del proprio modo di gestire la relazione, i conflitti, le attivazioni emotive suscitate e il proprio stile di padroneggiamento delle situazioni.

dr. Marina Ugolini

Se pensi di aver bisogno di un consulto psicologico e di iniziare una psicoterapia online, puoi fissare un appuntamento scrivendo a info@marinaugolini.it

chi sono

Dr. Marina Ugolini psicologa psicoterapeuta

  • Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia n° 03/16431
  • Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli studi di Torino
  • Specializzata in psicoterapia cognitivo costruttivista
  • Terapeuta TMI intermediate – Terapia Metacognitiva Interpersonale
  • Psicologa e Psicoterapeuta con competenze in Ipnosi
  • Abilitata EMDR I livello
  • Diploma triennale di Counselor  in Psicotecnica (psicodramma e tecniche attive)
  • Diploma di specializzazione in marketing e comunicazione Comune di Milano
  • Socia Ordinaria Società Italiana di Terapia Comportamentale e cognitiva SITCC

Ho una formazione cognitivo-costruttivista, nei percorsi che propongo l’intervento è fondato sulle attuali conoscenze scientifiche nell’ambito della psicologia, della clinica psicologica e delle neuroscienze, sul lavoro con i clienti, sulla mia psicoterapia personale e sui continui approfondimenti formativi.

Secondo l’approccio cognitivo costruttivista al quale appartengo ogni essere umano è un sistema conoscitivo che si autoregola attraverso continui processi di attribuzione di significato, processo autoreferenziale in quanto ogni esperienza vissuta è filtrata da conoscenze preesistenti su di sé e sul mondo, un sistema chiuso quindi in cui la realtà colta dal soggetto non è oggettiva ma filtrata da questi processi, sistema che non può essere modificato attraverso processi informativi ma con perturbazioni che attivino l’area emotiva della persona. La rigidità dell’organizzazione di conoscenza non consente di includere dati discrepanti, che tendono a scompensare il sistema, il processo di destrutturazione-ristrutturazione non può completarsi e l’equilibrio non può ripristinarsi. Quanto più invece gli schemi sono flessibili tanto più per l’organizzazione di conoscenza è possibile assimilare le discrepanze dell’esperienza e raggiungere un nuovo equilibrio.
Un percorso psicoterapeutico consente maggiore flessibilità nell’integrare i dati di realtà attraverso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio modo di dare senso al mondo, alle relazioni e a se stessi. Un percorso di psicoterapia consiste nell’individuazione e risoluzione degli schemi interpersonali disfunzionali che impediscono al soggetto di vivere in modo sano le relazioni e i progetti di vita.

Amo scrivere e disegnare e attraverso questo sito cerco di proprorre informazioni e immagini che in qualche modo possano contribuire a farsi un’idea, per quanto parziale, su alcuni temi della psicologia.

Ringrazio i miei maestri e tutti coloro che si sono rivolti a me con fiducia in cerca di aiuto perchè devo a loro la maggior parte delle mie conoscenze sul funzionamento della mente umana e del nostro mondo emotivo.

Se pensi di aver bisogno di un consulto psicologico e di iniziare una psicoterapia online o in presenza, puoi fissare un appuntamento scrivendo a info@marinaugolini.it